Viaggiare in Paesi a rischio


Nel caso in cui il lavoratore rimanesse bloccato all’estero durante le vacanze, per ragioni non attribuibili alla sua stessa persona, bensì a circostanze esterne, vale a dire a eventi di forza maggiore, il datore di lavoro non è tenuto a versargli alcun salario nei giorni di forzata permanenza all’estero, che non rientrano nel previsto periodo di vacanza. Il rientro posticipato è pertanto pienamente a carico del lavoratore. Anche il periodo di quarantena imposto, se si fa ritorno da un Paese a rischio, equivale a un rientro posticipato e il lavoratore deve assumersene le conseguenze. Invece, se il lavoratore è impossibilitato al lavoro per ragioni legate alla sua stessa persona (in caso di malattia o infortunio), il salario è comunque dovuto per un determinato periodo e/o scaduto il periodo di attesa, in conformità alle condizioni dell’assicurazione di indennità giornaliera in caso di malattia o infortunio. In breve: chi viaggia in un Paese a rischio lo fa a proprio rischio e pericolo, facendosi carico di tutte le possibili conseguenze.